HOME       LIBRERIA       CRITICA       EVENTI

 

Note extravaganti in margine a una novità editoriale

di Titti Zezza



Chi non conosce, nella cerchia mi auguro non ristretta dei lettori di “Senecio”, Letizia Lanza, scrittrice prolifica con all’attivo molti libri di successo?

Edita da Mnamon come e-book (http://www.mnamon.it/ebook/saggistica/la-mirabile-piana-del-cielo/) nel marzo del 2017, la sua ultima fatica letteraria porta una titolazione che, per la sua intrigante musicalità, orienta da subito favorevolmente la nostra attenzione verso quella volta celeste a cui l’uomo ha sempre guardato sin dalla sua prima comparsa sulla terra, subendone una fascinazione alla quale, in una notte stellata, ancor oggi noi non sappiamo sottrarci. È quel cielo stellato scrutato per millenni ed identificato dai nostri predecessori come la dimora degli dèi, e che ancor oggi fa dire a noi cristiani “Padre nostro che sei nei cieli”. È il cielo stellato kantiano che sta sopra di noi mentre la legge morale è dentro di noi. È quel cielo largamente abitato in passato non solo da dèi, ma anche da eroi o animali, da tutto ciò che per l’uomo di allora meritava di ascendere al cielo.

“Per la mirabile piana del cielo”. Divagazioni astrali tra mito e scienza: questo è il titolo del libro. Una paziente e preziosa (per il lettore) ricognizione di scritti di carattere scientifico e non, di ieri e di oggi, attraverso i quali emerge l’aspirazione costante dell’uomo a spiegarsi l’immenso habitat in cui da sempre ha avuto consapevolezza di vivere, ma di cui in passato gli sfuggiva la maggior parte delle svariate regole che armonicamente governano il rapporto tra astri, pianeti e satelliti, che sono in realtà i suoi veri abitanti.

Oggi la percezione di quel cosmo risulta dilatata a dismisura grazie alle progressive conoscenze scientifiche acquisite dall’uomo, il quale tutt’oggi non cessa d’indagare l’universo, poiché rimangono ancora molti interrogativi aperti a cui dare risposta, a partire dal primo originarsi del cosmo sino al concetto di spazio e di tempo.

È ipotizzabile l’esistenza di una fase dell’universo antecedente al Big Bang? E ancora: grazie alle grandiose apparecchiature di cui ora disponiamo, tra cui quel gigantesco telescopio in via di realizzazione che verrà collocato nel deserto cileno di Atacama per interagire con altri telescopi di dimensioni più ridotte già ivi presenti, riuscirà l’uomo a penetrare anche il mistero disvelatosi in tempi più recenti dei cosiddetti buchi neri? Un telescopio, questo, indicato con l’acronimo ELT, da Extremely Large Telescope, a cui fa cenno in una nota anche l’Autrice, con una lente dal diametro di circa 40 metri, dall’altezza di 70 metri e dal peso di 2500 tonnellate. E che dire della recente scoperta dei lampi gamma, di cui il Dipartimento della Difesa Americano ha reso partecipi gli astrofisici e che una volta meglio utilizzata consentirà di valutare l’influenza delle particelle prodotte dal sole sull’ambiente planetario? 

Di questo cosmo noi percepiamo visivamente, da sempre, solo una piccola parte e malgrado il sapere scientifico che oggi ci sorregge, a volte ancora ci illudiamo di individuare come in un lontano passato quelle mitiche figure illusoriamente viste dai nostri antenati e che ancora risultano ben radicate nel nostro substrato culturale.

Sono, ad esempio, i biondi capelli color dell’ambra di una pricipessa africana che un ammasso di stelline di debole luce, vicine alla coda del Leone, ci suggerisce, materializzandosi ai nostri occhi, dietro suggerimento dell’astronomo Conone di Alessandria, nella chioma di Berenice.

Sono quegli schizzi di latte fuoriusciti dalla mammella di Hera e sparsisi nel cielo ad aver disegnato la Via Lattea, mentre ingannata da Zeus ella allattava il piccolo Eracle, frutto dei lombi del fedifrago marito. Un’aggregazione di astri di oltre cento miliardi di stelle che formano la Galassia per eccellenza, la nostra galassia in cui è inglobato il sole e tutte le stelle a noi visibili.

È anche il bellissimo e possente cacciatore Orione, che si rende visibile nel cielo stellato dell’autunno per restarvi sino alla primavera, a dar vita alla più imponente costellazione del cielo invernale, formata da astri luminosissimi che ne delineano la cintura, suggeriscono la posizione delle spalle, il piede, la spada.

Storie infinite generate dalla mente dell’uomo, in cui spesso terra e cielo, uomini e dèi si fondono e confondono in segni zodiacali ancora ben presenti in noi.

L’Autrice dedica a questi e altri catasterismi tre capitoli della sua ricerca addentrandosi nei meandri del racconto mitico, che non viene esplicitato solo nel testo, ma viene indagato anche attraverso numerosissime note che costituiscono a volte piccoli saggi di approfondimento a corollario delle divagazioni astrali. Quelle che un tempo, però, erano “stelle fisse incastonate come gemme in un gioiello in una sfera cristallina ruotante che inglobava un cosmo finito e sferico, centrato in una terra immobile”, ora fanno dinamicamente parte di un sistema solare a sua volta inglobato in una galassia compagna di altre galassie.

Accanto al recupero puntuale di tutte quelle visioni fantasiose che l’uomo nei tempi passati ha partorito, Letizia Lanza, dunque, introduce tutt’altre informazioni, di carattere scientifico, ricavate da svariate fonti scritte e riguardanti le osservazioni astronomiche che l’uomo a partire dalla preistoria ha acutamente compiuto. Scopriamo così inaspettatamente quanto la scienza astronomica attuale si sia nutrita delle stupefacenti intuizioni dei nostri antenati.

La rivoluzione copernicana, ma anche l’abolizione della sfera cristallina delle stelle fisse, come pure lo sconvolgente, per quei tempi, concetto di gravitazione universale espresso da Newton, che sono alla base della moderna astronomia, sono una germinazione di idee che traggono origine dal pensiero ellenistico. Possiamo affermare, senza tema di smentita, che alcune teorie scientifiche dei tempi moderni affondano le loro radici nelle osservazioni effettuate dagli antichi o nelle loro intuizioni. Anche il complesso fenomeno di quella deviazione dell’asse terrestre per l’effetto dell’azione combinata di sole, luna e altri pianeti sul rigonfiamento equatoriale terrestre, verificantesi temporalmente ogni 26mila anni, che va sotto il nome di “precessione degli equinozi”, era stato intuito dagli antichi, come attestano numerose fonti scritte, da Manilio a Nonno, Platone e Aristotele, anche se descritto sotto il manto del mito.

La Via Lattea, vista come il segno di uno sconvolgimento celeste legato allo sbandamento del carro solare, non sminuisce l’intuizione di quegli antichi, per i quali la sfera delle stelle fisse non era destinata a compiere per sempre le sue rivoluzioni attorno allo stesso perno. Sono testi astronomici quelli greci e latini, redatti tra l’Età antica e il Medioevo, che gli umanisti riscoprirono vedendo nella sapienza degli antichi la possibilità di concepire un mondo nuovo. Vogliamo ricordare che il termine kosmos in greco indicava prima di tutto una struttura ordinata e per questo bella? E che i sapienti ritenevano, secondo Platone, che cielo, terra, dèi e uomini fossero tenuti insieme dalla condivisione, dall’amicizia, dalla regolarità, dalla temperanza e dalla giustizia, non dalla irregolarità e dalla sfrenatezza? Per questo chiamavano cosmo questo universo.

Ciò spiega perché sino all’inizio del Ventesimo secolo si sia continuato ad attingere a un tale serbatoio di idee, di osservazioni e di intuizioni stupefacenti. Ancora una volta emerge l’importanza, nonché il ruolo, della cultura classica nell’evoluzione del pensiero occidentale. Un patrimonio di idee, quello trasmessoci dalla civiltà greco-latina, che ha certo bisogno di una chiave d’accesso quale è la competenza linguistica necessaria a decifrare i testi antichi, ma del quale troppo spesso si sono privilegiati solo gli aspetti linguistico-letterari, mentre lo si contrapponeva alla cultura scientifica. Nel testo di Letizia Lanza, invece, emerge come conoscenze scientifiche e cultura classica si fondino nella formulazione delle teorie astronomiche avanzate dall’uomo nei secoli. D’altra parte il sapere di quest’ultimo ha sempre tratto linfa vitale dall’interscambio tra discipline diverse, ed anche nel caso dell’astronomia sappiamo quanto sia stato rilevante il contributo venuto dalla matematica, dalla fisica, dalla geografia, dalla cartografia, dalla filosofia e, perché no, anche da quel metodo di divinazione quale fu l’astrologia, che metteva, e per alcuni mette ancor oggi, in relazione gli astri con le fortune individuali.

Il mio approccio a questo testo è avvenuto attraverso l’uso dell’e-reader, e in questa occasione ho condiviso più che mai l’opinione di chi sostiene che le versioni cartacee dei libri non verranno mai scalzate dalla tecnologia. E ciò non tanto per l’irrinunciabile profumo, per alcuni lettori, della carta stampata o per il fruscio musicale delle pagine sfogliate, quanto piuttosto per la difficoltà di cogliere attraverso il mezzo tecnologico, anche visivamente, l’ampio respiro di un testo come è quello ora segnalatovi. Buona lettura!


in:  “SENECIO”, rivista online